CONTENUTO ESCLUSIVO

Intelligenza Artificiale: tutto ciò che le aziende devono sapere sulle pratiche vietate

Tempo lettura: 4 minutiscopriamo le pratiche vietate dall’AI Act per l’intelligenza artificiale, le sanzioni e come le aziende possono adeguarsi al nuovo regolamento UE

Imprenditore?
Ecco cosa devi sapere

Imprenditore?
Ecco cosa devi sapere

Tempo lettura: 4 minuti

Intelligenza Artificiale: tutto ciò che le aziende devono sapere sulle pratiche vietate

Con la parziale entrata in applicazione dell’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale n. 2024/1689, dal 2 febbraio 2025 le aziende dovranno fare i conti con una serie di pratiche vietate considerate a rischio inaccettabile.

Questo nuovo quadro normativo non solo ridefinisce i confini dell’innovazione tecnologica ma impone alle imprese di adottare un approccio più etico e trasparente nell’uso dell’IA. A ben vedere, non si tratta solo di un adempimento normativo, ma di un vero e proprio terremoto per il mondo delle imprese, che dovranno ripensare strategie, processi e strumenti per evitare sanzioni pesanti e danni reputazionali.

L’AI Act non si limita a definire linee guida: vieta categoricamente alcune pratiche di Intelligenza Artificiale, considerate troppo pericolose per i diritti fondamentali delle persone. Ma quali sono, nel concreto, le attività proibite? Quali sono i rischi per chi non si adegua? E, soprattutto, come possono le imprese prepararsi per non restare indietro?

In questo articolo esploriamo le pratiche vietate dall’AI Act, analizziamo casi concreti e forniamo consigli pratici per aiutare le aziende a navigare questa nuova era della regolamentazione tecnologica.

Una cosa è certa: ignorare queste regole non è un’opzione.

Ricordiamo inoltre che altre disposizioni dell’AI Act, come quelle relative ai sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio, diventeranno applicabili in fasi successive. Ad esempio:

  • a partire dal 2 agosto 2025, saranno soggetti a regole stringenti i sistemi di IA utilizzati in settori critici come la sanità, i trasporti, l’istruzione e il reclutamento;
  • dal 2 febbraio 2026, entreranno in vigore ulteriori obblighi per i sistemi di IA generativa (es. ChatGPT) e per quelli utilizzati in contesti di sicurezza pubblica.

Intelligenza Artificiale: quali sono le pratiche vietate dall’AI Act?

L’AI Act identifica alcune applicazioni di intelligenza artificiale come inammissibili per il loro potenziale impatto sui diritti fondamentali. Tra queste figurano:

  • La manipolazione subliminale o ingannevole: sistemi di IA progettati per influenzare il comportamento delle persone oltre la loro consapevolezza. Esempio: un’app di ecommerce che utilizza messaggi nascosti o suoni impercettibili per indurre acquisti impulsivi durante momenti di stress o stanchezza. Le aziende devono verificare che i propri sistemi di marketing digitale non sfruttino tecniche subliminali, come l’uso di colori, suoni o messaggi progettati per agire a livello subconscio.

  • lo sfruttamento delle vulnerabilità: tecnologie che, utilizzando artatamente l’Intelligenza Artificiale, approfittano di condizioni di fragilità legate all’età, alla disabilità o allo status socio-economico. Esempio: un chatbot che propone prodotti finanziari ad alto rischio a persone anziane con limitata conoscenza degli investimenti. Le aziende devono implementare controlli per evitare che i sistemi di IA interagiscano in modo predatorio con gruppi vulnerabili, ad esempio introducendo meccanismi di verifica dell’età o del livello di comprensione.

  • Il Social Scoring: algoritmi che valutano gli individui basandosi su comportamenti sociali o caratteristiche personali. Esempio: un sistema di intelligenza artificiale che assegna un punteggio ai cittadini in base ai loro acquisti, alle interazioni sui social media o alla storia creditizia, limitando l’accesso a servizi essenziali come prestiti o assicurazioni. Le aziende devono evitare l’uso di dati comportamentali per classificare o discriminare gli individui, privilegiando invece criteri oggettivi e trasparenti.

  • L’identificazione biometrica in tempo reale: ovvero il riconoscimento facciale in spazi pubblici, salvo eccezioni specifiche. Esempio: telecamere di sorveglianza che scansionano i volti dei passanti in una piazza per identificare potenziali sospetti senza il loro consenso. L’uso di queste tecnologie, che utilizzano l’Intelligenza Artificiale, è consentito solo in casi eccezionali, come la ricerca di un bambino scomparso o la prevenzione di atti terroristici. Le aziende devono garantire che l’uso sia limitato, proporzionato e autorizzato dalle autorità competenti.

  • Il riconoscimento delle emozioni: vietato nei luoghi di lavoro e nelle istituzioni educative, a meno che non sia finalizzato a scopi medici o di sicurezza. Esempio: un software di Intelligenza Artificiale che analizza le espressioni facciali dei dipendenti durante le riunioni per valutarne il livello di stress o soddisfazione.  Le aziende possono utilizzare queste tecnologie solo in contesti specifici, come la diagnosi di disturbi mentali o la sicurezza in ambienti ad alto rischio. È essenziale ottenere il consenso esplicito degli interessati e garantire la massima trasparenza.

Formazione aziendale sull’intelligenza artificiale potranno difendersi?

Oltre alle pratiche vietate, a partire dal 2 febbraio 2025 diventano operative anche le disposizioni sulla formazione previste dall’AI Act. Queste norme richiedono che le imprese garantiscano una formazione adeguata ai propri dipendenti, in particolare a coloro che sviluppano, implementano o gestiscono sistemi di intelligenza artificiale. L’obiettivo è assicurare che il personale sia consapevole dei rischi e delle responsabilità legate all’uso dell’Intelligenza Artificiale, nonché delle misure necessarie per garantire la conformità al regolamento.

Cosa deve prevedere la formazione? corsi specifici su temi come

i principi etici dell’AI Act,

le pratiche vietate e le sanzioni correlate,

le modalità di gestione dei sistemi ad alto rischio,

la protezione dei dati e

il rispetto dei diritti fondamentali.

Devono essere formati non solo i team tecnici, ma anche i responsabili legali, i manager e chiunque sia coinvolto nella catena decisionale relativa all’uso dell’Intelligenza Artificiale.


Intelligenza Artificiale: cosa succederà alle imprese? E come potranno difendersi?

Le sanzioni per il mancato rispetto di queste norme sono particolarmente severe. Le multe possono arrivare fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato annuo globale, a seconda di quale importo sia maggiore. Può apparire paradossale ma quel che è peggio è che le imprese rischiano di perdere la fiducia dei clienti e di danneggiare la propria reputazione.

Per evitare sanzioni e garantire la conformità, le imprese devono agire subito. Ecco alcuni consigli pratici:

  • screening immediato dei tool di Intelligenza Artificiale: verificare se i sistemi già in uso rientrano tra le pratiche vietate; in particolare verificando i fornitori: valutare che i tool di Intelligenza Artificiale forniti da terzi siano conformi all’AI Act, inserendo clausole contrattuali specifiche che garantiscano la conformità dei fornitori, richiedendo certificazioni o audit esterni per dimostrare l’affidabilità dei sistemi;

  • inventario e mappatura: creare un registro interno degli strumenti di Intelligenza Artificiale, classificandoli in base al rischio;

  • implementazione di controlli: introdurre meccanismi di monitoraggio e audit per garantire il rispetto delle norme;

  • adozione di una AI policy interna: da definire linee guida chiare per l’uso dell’Intelligenza Artificiale, allineate ai principi dell’AI Act, stabilendo ruoli e responsabilità per la gestione dei sistemi di Intelligenza Artificiale, creando un comitato interno per monitorare l’implementazione e il rispetto delle norme;

  • valutazione di impatto preventiva: affidarsi a audit esterni per identificare criticità legali; le valutazioni legali saranno multidisciplinari, per es. dovranno verificare che i sistemi di Intelligenza Artificiale rispettino il GDPR e le norme sulla protezione dei dati personali, garantire che le tecnologie siano sicure e protette da attacchi informatici, assicurarsi che i sistemi non violino i diritti degli utenti finali consumatori (come il divieto di pratiche ingannevoli o discriminatorie), valutare i rischi legali derivanti da eventuali danni causati da decisioni automatizzate.


Intelligenza artificiale: quali conclusioni si possono trarre?

L’AI Act non è solo una questione di conformità, ma un’opportunità per le aziende di distinguersi nell’uso responsabile e a norma dell’intelligenza artificiale. Iniziare oggi il percorso di adeguamento significa evitare sanzioni, proteggere la reputazione aziendale e costruire un vantaggio competitivo nel mercato del futuro.

 

Per ulteriori informazioni, consulta il testo ufficiale dell’AI Act.

SCARICA L’ULTIMO REPORT ESCLUSIVO IUSGATE

“Guida alla DIRETTIVA NIS 2“

SCARICA L’ULTIMO REPORT ESCLUSIVO IUSGATE

In un mondo sempre più digitalizzato, la sicurezza informatica non è più un’opzione, ma una necessità strategica.
Inserisci i dati e ricevi subito la tua copia