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Recensioni false online: quando la critica diventa concorrenza sleale

Tempo lettura: 3 minutiIl Tribunale di Roma stabilisce che l’uso di recensioni false e video manipolativi sui social integra concorrenza sleale tra imprese. Vediamo in quali casi

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Recensioni false online: quando la critica diventa concorrenza sleale

 

Il Tribunale di Roma ha ribadito un principio fondamentale nella comunicazione d’impresa: la libertà di critica è garantita, ma non può mai travalicare i confini della verità, del rispetto della reputazione altrui e, soprattutto, della concorrenza leale.

 

La causa — avviata da Reparadora Italia (nota come GoBravo) nei confronti di Difesa Debitori, società entrambe che forniscono servizi a chi si trova in difficoltà finanziarie — ha segnato un punto fermo nel contrasto alle recensioni fake e ai contenuti manipolati pubblicati sui social. Tutto parte da 221 recensioni relative ai servizi di GoBravo pubblicate su Trustpilot, di cui solo 9 provenivano da reali clienti di GoBravo e appena 17 da persone effettivamente esistenti online.

 

Il Tribunale di Roma, Sezione XVII civile, dopo un’inibitoria concessa nell’ottobre 2024, ha confermato con recente ordinanza che la condotta ascritta a Difesa Debitori integra l’illecito di concorrenza sleale ex art. 2598 c.c., poiché posta in essere da imprenditori – e non da semplici utenti – al fine di arrecare discredito all’impresa concorrente. La deformazione della reputazione aziendale mediante recensioni false e video suggestivi rappresenta infatti una violazione del principio di lealtà concorrenziale, tantopiù alla luce della crescente capacità delle recensioni di orientare le scelte dei consumatori. 

 

Secondo i giudici, l’obiettivo di Difesa Debitori non era fornire ai consumatori informazioni utili sui servizi offerti, ma screditare deliberatamente la società concorrente attraverso contenuti costruiti artificiosamente. In alcuni videoclip, montati in modo tale da suggerire comportamenti superficiali o addirittura truffaldini di GoBravo, la società convenuta si spacciava per cliente per poi modificare e diffondere i materiali registrati in rete, superando così «i limiti della continenza espressiva».

 

Il caso rafforza un indirizzo giurisprudenziale ormai consolidato: anche sul web e sui social media, la libertà di espressione non può tradursi in disinformazione o, peggio, in denigrazione competitiva. L’imprenditore non può cioè ricorrere e nascondersi dietro a recensioni finte per aggirare i limiti applicabili alle comunicazioni commerciali, come definite all’articolo 2 del decreto legislativo n. 70/2003. Le recensioni, per dirsi tali, devono essere elaborate in modo indipendente senza alcun corrispettivo, mentre sono comunicazioni commerciali tutte le forme di comunicazione destinate, in modo diretto o indiretto, a promuovere beni, servizi o comunque l’immagine di un’impresa.

 

Lo aveva già riconosciuto il Tribunale di Milano, che con ordinanza del 21 marzo 2024 ha statuito che la pubblicazione di recensioni non veritiere costituisce un atto di concorrenza sleale ai sensi dell’articolo 2598 n.3 del Codice Civile, posto che le recensioni false «alterano indebitamente il mercato e ledono la reputazione professionale» influendo negativamente sull’integrità del sistema di valutazione, il quale è fondamentale per assicurare una concorrenza equa nel mercato, preservare la libertà di scelta dei consumatori e proteggere la reputazione dei venditori.

 

La reputazione è un bene giuridico tutelato e la responsabilità per recensioni false o manipolate grava sul soggetto che le promuove o le diffonde. Il principio di buona fede e correttezza professionale — cardine del diritto commerciale — vale oggi anche nel marketing online a tutela della web reputation.

I giudici romani, quindi, riaffermano una regola tanto antica quanto moderna: la lealtà competitiva è la prima forma di comunicazione efficace. Anche nell’era dei social, la verità resta l’unico algoritmo affidabile.

 

La libertà di espressione online non può essere uno scudo per condotte illecite. Imprese e consumatori devono essere consapevoli dei rischi legati alle recensioni false e degli strumenti legali a disposizione per tutelarsi. La trasparenza e l’autenticità delle recensioni sono fondamentali per un mercato sano e competitivo, in cui la concorrenza si basa sui meriti propri e non sulla distruzione artificiosa dell’immagine altrui.

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